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Con amore, Mamma… Capitolo zero: la scoperta

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Con il cuore in gola e le mani tremanti, Karina si avvicinò e rimosse la sicura, e lentamente aprì il forziere. Un lieve cigolio metallico accompagnò quel gesto, e una volta sollevato il coperchio un sussulto di sorpresa uscì dalla sua bocca, e gli occhi si illuminarono di meraviglia allo scoprire cosa si celava all’interno.

“E’ quello che penso..? Non posso crederci…!esclamò Karina sottovoce, e con molta cura prese tra le mani quell’oggetto così interessante… – 

Pochi minuti prima…

 

Iquitos, Perù – Anno 1961

Era una giornata apparentemente normale, nell’immaediata periferia della città, dove delle villette a schiera erano state create per le persone benestanti che potevano permettersi uno spazio con il cortile interno. Dentro due ragazze stanno giocando.

“Dai vieni!” gridava Sandra.

Karina era rimasta dentro a giocare con le bambole, ma l’amica era già fuori, ora che il sole non era più così forte.

“Arrivo! Porto la corda?” chiese lei. “No! giochiamo a nascondino” fece Sandra.

Era il suo gioco preferito: era infatti bravissima a nascondersi, perchè piccola com’era diventava un’impresa trovarla.

“Ok…solo se inizio a nascondermi io, sennò con te ci metterò le ore a scovarti!”

“Aha! Va bene! Tanto ti troverò in un lampo!”

“Vedremo! Tu intanto inizia a contare, e senza sbirciare!”

“Certo certo…allora, sei pronta? 100, 99, 98, 97…”

E via! Ogni volta nascondino era un misto di tensione e divertimento per lei, perchè sperava sempre di non farsi trovare così facilmente.

Karina corse a perdifiato verso la casa, attraversando il cortile, ed entrando nel corridoio poteva sentire dei profumi di spezie: la balia era già intenta a cucinare per la cena.

“Non fate baccano, che la nonna dorme!” ammonì lei, sentendo i rapidi passi attraversare la cucina.

“Non ti preoccupare Delia, sarò muta come un pesce!” disse la piccola mentre cercava freneticamente un nascondiglio.

*Dove mi metto? Dove mi metto?* ripeteva nella sua mente. Più alta dell’amica, per lei era sempre difficile trovare dei nascondigli che non fossero dietro mobili o il divano di casa.

Girovagando per casa arrivò senza neanche realizzarlo nella stanza da letto della nonna. Lei non c’era in quel momento.

“Si sarà sicuramente addormentata davanti alla tivù in salotto” pensò la piccola.

Si guardò intorno e poi puntò l’armadio. Era un vecchio modello di rovere incassato contro la parete, con le lamelle che permettevano di far passare la luce.

“Questo nascondiglio è perfetto!” esclamò soddisfatta, certa che avrebbe dato filo da torcere all’amica.

Entrò dentro, chiuse l’anta e cercò di sistemarsi comoda tra gli abiti appesi e le scatole in basso.

Non c’erano molto vestiti, né molti oggetti materiali, a confermare le umili origini della famiglia della nonna e il suo stile di vita semplice e frugale.

A dispetto di ciò, una scatola catturò la sua attenzione: a differenza delle altre era infatti di legno, con dei bottoni di metallo a delineare i contorni.

Karina non aveva mai visto niente di simile, ma aveva letto di storie di pirati, di avventurieri, di tesori, di terre lontane, di luoghi esotici, di forzieri preziosi.

Con il cuore in gola e le mani tremanti, Karina si avvicinò e rimosse la sicura, e lentamente aprì il forziere.

Un lieve cigolio metallico accompagnò quel gesto, e una volta sollevato il coperchio un sussulto di sorpresa uscì dalla sua bocca, e gli occhi si illuminarono di meraviglia allo scoprire cosa si celava all’interno.

“E’ quello che penso..? Non posso crederci…!” esclamò sottovoce, e con molta cura prese tra le mani quell’oggetto così interessante.

 

Continua…

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