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Con Amore, Mamma… Capitolo tre: Buon Natale!

Karina richiuse soltanto per un attimo il diario.

Aveva sentito dei rumori, nel corridoio. “Sarà Sandra che viene a cercarmi!” pensò la piccola, e istintivamente si fece più piccola, invocando il suo potere dell’invisibilità. Dall’altro lato della porta dei passetti energici e rapidi correvano lungo il corridoio.

Fino a quando, a un certo punto… Karina trattenne il respiro. Sembrava che Sandra si fosse fermata proprio davanti alla porta. Le sembrava di poter vedere, attraverso la fessura della porta, l’ombra dei due piedi che schermavano la luce di quel tardo sole di quel pomeriggio così speciale per lei. Se possibile si fece ancora più piccola. “Avrà il coraggio di entrare nella stanza di mia nonna?” si chiese… ed ebbe la risposta.

Dopo pochi secondi di tensione, in cui forse il “segugio” Sandra aveva odorato l’aria, il suo fiuto la guidò verso un’altra direzione, alla ricerca di qualcuno che era ormai a due passi di distanza.

Karina tirò un sospiro di sollievo. Socchiuse gli occhi e rilassò il suo corpicino, lieta di aver scampato il pericolo.

O voleva solo avere un po’ più di tempo sola, lei e il diario che teneva in mano? Non vedeva l’ora di sapere come proseguiva. Doveva sapere se sua bisnonna era riuscita a tornare in Sudamerica e fondare la sua azienda di sole donne!

Recuperò dall’ultima pagina letta, e questo è quello che trovò nella pagina successiva:

a close up of text on a white background

“I cavalli avevano appena ripreso a galoppare veloci, sicuri della destinazione. Io e Diana eravamo più felici che mai, convinte delle nostre possibilità e della nostra idea: sarebbe stato un successone! E lo faremo talmente bene che nessuno crederà che due donne l’avranno fatto! Mi hija, vedrai! Inizieremo una dinastia del chocolate!

Arrivammo presto alle porte di Amsterdam, diretti verso il porto. Già mi vedevo su una di quelle navi mercantili dirette verso il Brasile, che poi da Manaus ci avrebbero portato a Iquitos.

Ma quando eravamo ormai vicini al porto, i cavalli continuarono la loro corsa. Guardai Diana, e lei mi restituì uno dei suoi sorrisi furbetti, leggendo la mia sorpresa.

“Mia cara, vedo che hai capito che non siamo diretti al porto, e questo perché ho un’ultima sorpresa per te: vedi, quando arriveremo in Perù sarà fine dicembre, giusto in tempo per Natale. Immagino che vorrai portare alla tua famiglia qualcosa di speciale, ed è per questo che ho pensato di portarti in un luogo magico, dove poter fare degli acquisti che ti lasceranno senza parole,” e qui i suoi occhi si illuminarono “Marina, siamo dirette in Italia!” e per l’ultima volta si alzò di scatto, e i cavalli nitrirono lamentandosi.

L’Italia… il paese dei poeti, dell’arte e del buon cibo… non mi pareva vero hija mia, andavamo in Italia! Diana aveva calcolato tutto nei minimi dettagli: non c’era mucho tiempo da perdere, ma saremmo riusciti a visitare almeno la zona in confine chiamata Piemonte, la “culla del nuovo Regno d’Italia”, così mi diceva Diana.

E così la nostra visita in Olanda si era conclusa alla stazione centrale di Amsterdam, con un treno veloce diretto a Torino! La campagna olandese e poi belga ci passava accanto, e mentre guardavamo le mucche pascolare allegre noi ci gustavamo del buon champagne e dei pasticcini di primissima qualità, che vita! Diana voleva che tutto fosse perfetto, sapeva come ricompensare il fatto che saremmo arrivati un mese dopo quello che avevo pensato e che avrei dovuto aspettare ancora per poterti riabbracciare.

“Vedrai che ne varrà la pena, ho una coppia di amici a cui ho già mandato un telegramma e non vedono l’ora di rivedermi. Hanno contatti con diversi baroni della zona e conoscono anche un dipendente storico della ditta Caffarel, sono sicuro che resterai sorpresa nel vedere come lavorano.” mi disse con il suo solito entusiasmo.

“Caffarel sono gli inventori del Gianduiotto, una golosità che non potrai lasciarti scappare. Si tratta di un cioccolatino lavorato a mano che contiene nocciola, tipica di quella regione. Stiamo andando soprattutto per quello, ma vedrai, c’è molto di più da scoprire!”

Io non conoscevo le nocciole, a quanto pare non esistono in Perù, ed era per questo che ero così curiosa! Non vedevo l’ora di arrivare per provare questa delicia!

In poco più di un giorno di viaggio eccoci superare il confine, e finalmente arrivare in Italia. L’entusiasmo del nuovo stato si vedeva dappertutto, con bandiere rosso-bianco-verde appese dappertutto, uno spettacolo di colori.

Uscimmo dalla maestosa stazione chiamata “Porta Nuova“, e respirammo l’aria di una città laboriosa come Torino: le strade erano percorse da molta gente, tutti vestiti in maniera semplice ma elegante, con molte carrozze e con alcune di questa nuova invenzione, il tram. Ero veramente impressionata, non avevo mai visto così tanta vita in un luogo solo!

Ci allontaniamo dalla stazione, diretti in un bar lì vicino: è lì che ci saremmo incontrati con don Alfonso e sua moglie Henrietta.

Don Alfonso era un amico d’infanzia di Diana, trasferitosi in Italia come commerciante da molti anni, ormai si sente più piemontese che spagnolo, specie dopo aver maritato Henrietta, di sangue sabaudo, ma senza alcun titolo nobiliare.

“Diana! Che bellissima sorpresa! Non ti aspettavamo fino all’anno venturo! Come te la passi in terra francese?” Alfonso entrò nel piccolo bar e subito ci venne incontro. Entrambi molto sorridenti, si vedeva subito che erano amici di lunga data.

“Tutto bene, mio caro Alfonso! Vedo che ora con te devo parlare italiano, sennò non me comprendi.” scherzò Diana.

Claro que si! I miei figli hanno lo stesso sangue del re ora, grazie alla mia belissima mogliettina. Viva Verdi!” esclamò entusiasta.

Henrietta sorrise nervosa, non voleva che la gente sapesse che era di un ramo cadetto della famiglia reale, e che quindi non ne faceva realmente parte, ma si vedeva che apprezzava molto lo spirito di suo marito, che proseguiva, “e vi ringrazio già per questa giornata che passeremo juntos, avremo tutti un giorno libero per poter fare tante cose insieme, e non vediamo l’ora. Avete già preso un caffè? Qua lo fanno buonissimo!”

Guardò in giro mentre si sedeva, e allo stile italiano, comunicò a gesti che voleva quattro caffè. Mi venne da ridere, era così buffo da vedere!

Subito ci arrivarono i caffè con di lato a ogni tazzina anche un cioccolatino incartato.

“Mmm senti che aroma! Questo caffè te lo sueñas en Francia!” disse Alfonso sorseggiando di gusto (e senza nemmeno metterci un po’ di zucchero! Increìble!), “ma noi oggi vi porteremo qui” e prese in mano il cioccolatino “Caffarel è il meglio del meglio, e il nostro amico Geraldo ci aprirà le porte del loro stabilimento e ci farà fare un breve giro. Non vediamo l’ora!”

Prese il cioccolatino, lo scartò e lo mangiò tutto in un sol boccone! Si vedeva bene che era un buongustaio!

Io provai il caffè ma era troppo forte per me! Ma poi quando provai il cioccolatino…che delizia! Dolce come piace a me, e molto sabroso!

Dopo quella breve pausa di gusto, eccoci già in carrozza diretti allo stabilimento Caffarel, a nord della città. Per me era incredibile vedere come viveva una città industriale come Torino: così indaffarata ma con tanto fascino storico. E quando arrivammo lo stabilimento Caffarel mi diede quella impressione: con tanta storia ma anche tanta voglia di creare il futuro, veramente interessante!

Geraldo era già fuori e ci aspettava, che organizzazione! Era un signorotto attempato da un sorriso caldo, si vedeva che era una buona persona. Ci salutò amorevolmente e ci portò subito dentro lo stabilimento: era tutto molto automatizzato, dove uomo e macchina vivevano insieme. Rimasi affascinata, era un mondo molto lontano dal Perù, dove si fa quasi tutto a mano.

Geraldo ci accompagnò dentro lo stabilimento e ci insegnò dall’alto le varie tappe del processo di lavorazione: erano tante e alcune complesse, e grazie a quelle macchine si faceva tanto con pochi uomini alla volta: per loro quello era il futuro.

E così, tra un aroma di cacao e quello forte di nocciola, che stavo iniziando ad amare, iniziavo a sognare il futuro come descritto da Geraldo, dove l’efficienza europea sarà il futuro, e dove non si farà più nulla a mano… mi venne un po’ un colpo al cuore, perché la nostra tradizione peruviana dava tanta importanza all’unicità e alle imperfezioni dell’uomo e della donna. Non sarà stato efficiente, ma almeno aveva un’anima.

E dopo quella visita al futuro, dove i miei sensi rimanevano inebriati dagli aromi, ma il mio cuore piangeva al pensare alla fine dell’artigianato, ringraziammo Geraldo e la sua ospitalità, si vedeva che era un uomo di altri tempi, affabile e cavalleresco.

Finita la visita, Alfonso e Henrietta ci portarono in una trattoria poco fuori città, volevano farci provare le prelibatezze della regione, e soprattutto provare i famosi vini del Piemonte: ci servirono un risotto ai funghi e una bottiglia di vino di Barbera d’Asti di accompagnamento.

Una cosa più buona dell’altra! Era proprio vero che la cucina italiana era la migliore del mondo!

Mi piaceva tanto che poco lontano quel mondo che era il futuro ci fosse ancora qualcosa che mi ricordava le buone cose fatte a mano.

E mentre pensavo a questo, Alfonso ed Henrietta, quasi a leggermi negli occhi, mi guardarono e dissero: “Siamo stati proprio bene oggi con te Diana e con voi, signora Marina. Spero vogliate accettare questo piccolo dono, sappiamo che dopo questa giornata tornerete in Sudamerica”, e mentre parlavano aprirono la borsa che avevano portato in giro tutto il tempo e mi mostrarono il contenuto: delle spezie, delle vere nocciole piemontesi e addirittura una bottiglia di vino!

“Non siamo molto abbienti, ma abbiamo una piccola tenuta nel Monferrato e questo è quello che produciamo per noi e per i nostri amici più stretti: dalla frutta secca, alle spezie, al vino, facciamo tutto noi. Questo è un Blanc de Blancs, spero che un vino così lo possiate apprezzare in Perù!”

I miei occhi brillarono di felicità! Non potevo credere a così tanta generosità! “Sono davvero contenta di avervi conosciuto, e vi prometto che utilizzeremo questi ingredienti per creare qualcosa di nuovo e unico! Non vediamo l’ora di tornare da voi per mostrarvelo!”

Diana mi guardò tutta contenta, aveva visto il mio brillare negli occhi, sapeva già che avrei tirato fuori un’idea come la cioccolata calda, e disse: “Ho coordinato per farci avere uno spazio dove poter sperimentare e creare del cioccolato. Ho anchre rimediato delle fave di cacao da lavorare. Non ci crederai mai, ma potremo fare il cioccolato sulla nave che ci porterà in Sudamerica!”

Tutti la guardarono stupiti, era veramente una donna ingegnosa e capace, che fortuna averla come socia!

E con quella notizia non volli comprare più nulla, sapevo già cosa avrei potuto regalarvi, assieme al mio ritorno: la bottiglia ai tuoi nonni, e soprattutto il primo nostro cioccolato fatto a mano!

Da Torino viaggiammo fino a una città vicina, chiamata Genova, e da lì verso l’oceano, passando per il Mar Mediterraneo.

Salutammo l’Europa con la promessa di tornare presto, e anche se io ora volevo pensare alla mia famiglia e a te, mihija, la mia mente andava a rotazione da Parigi, la cioccolata calda, l’Olanda e la barretta di cioccolato, e infine Torino e il suo gianduiotto… e lì mi venne un’idea.

Avevamo salpato già da due settimane, e io stavo già sperimentando le nostre prime tavolette di cioccolato, quando andai da Diana e le dissi: “Ma secondo te, cosa succede se creiamo una crema spalmabile con cacao e nocciola? Potrebbe funzionare?” chiedi tutto d’un fiato.

“Potrebbe…ma come facciamo a provarlo? Un conto è creare del cioccolato, un’altra è creare una crema spalmabile…”

“Uhm, forse hai ragione… allora direi di continuare solo con il cioccolato, e poi si vedrà…” dissi un po’ delusa.

Ma sai come sono io, una testarda! E così, tra una prova di cioccolata e l’altra, con i mezzi rudimentali che avevamo, tirai fuori qualcosa che era una via di mezzo tra una crema e un gianduiotto. Molto spessa, ma con un sapore fortissimo di nocciola e cacao. Lo misi in un barattolo e aspettai Diana, che era andava nella sua cabina. Quando tornò le mostrai il barattolo, non poteva credere ai suoi occhi: “Cos’è questo? Una crema spalmabile?” mi chiese. “Così sembra! Non dicevi che era impossibile?”

“Infatti vedo che hai quasi rotto tutti i macchinari che ho comprato…chissà se ne varrà la pena…” mi disse mentre affondava il cucchiaio, “ma, ma… questa crema è buonissima!”

“E abbiamo anche queste prime barrette di cioccolato… le avvolgerò in un foglio di carta e metterò tutto in questa cesta con la bottiglia di vino da portare alla mia famiglia! Saranno felicissimi!”

E mentre parlavamo si iniziava a sentire uno spirito di Natale, con dei passeggeri che con pochi strumenti musicali intonavano le note di “Feliz Navidad”, “Jingle Bells” e tante canzoni religiose… Io mi emozionavo tanto al pensiero di finalmente riabbracciarvi tutti e farvi vedere quello che avevamo creato.

Avevo incartato il cioccolato e il barattolo, e mi ero segnata tutte le ricette nell’altro quaderno che avevo portato con me, ma che troverai a fine di questo diario.

Diana mi guardava curiosa e mi chiedeva: “Cosa metterai come nome? Ancora non abbiamo pensato al nome della società!”

“Cosa ne pensi di Nexo? Saremo l’unione di Sudamerica ed Europa, e con questi ingredienti potremo davvero unire tante persone e culture in pochi unici prodotti fatti a mano… Non mi interessa farne tanti, sai, voglio che le persone sentano l’anima di tutto ciò che faremo insieme. Non sai quanta energia sento in questo momento! Questo sarà il più bel Natale della mia vita!”

E lo fu mia cara figlia. Questo è stato il più bel Natale per me, all’altezza di quel primo cioccolato e crema Nexo, così come di quel Blanc de Blancs che stappammo tutti insieme il giorno di Natale, ringraziando di stare uniti ancora una volta. Le luci, i canti, il cibo, tutto ci ha comunicato famiglia, amore, voglia di stare insieme, vicino alle persone che amiamo e che vogliamo sentire vicino ogni giorno. Io e tuo padre avevamo rifatto la pace, e Diana si è subito sentita una di famiglia. Non avrei potuto nulla senza di lei.

Quello era il vero spirito di Natale per me, e spero che anche tu, leggendo queste righe, possa ricordare quanto amore ti abbiamo dato tutti in quelle giornate felici.”

 

Sappiamo che è stato un anno difficile per tutti, ma speriamo che nonostante tutte le difficoltà possiate apprezzare anche voi le piccole cose che ci teniamo strette e possiamo riempire di gioia i nostri cuori per un 2021 carico di speranza, per voi e per tutti i vostri cari.

Da parte di tutto Nexo Chocolate, Buon Natale e felice anno nuovo!! 🥳

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