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La magia di un Natale di cioccolato, e delle creazioni fatte a mano

Parte 1: La caduta

Drrin, drrin, driin! La sveglia del cellulare l’aveva svegliato da un sogno lasciato a metà.

Poteva ancora assaporare le ultime immagini di quel sogno, che poco a poco svaniva tra le nubi della sua mente, e gli rimaneva una sensazione di dolce calore che gli fece brillare un sorriso in quella stanza buia. Ma presto ricacciò quella bella sensazione.

Erano le 7:00, doveva alzarsi, al lavoro non si poteva iniziare senza di lui. Lasciò il tepore delle lenzuola per il freddo della stanza. Era ormai abituato a quella sensazione di disagio. Si alzò quindi e si preparò, pronto per un altro giorno nel suo piccolo mondo fantastico: la vita da imprenditore l’aspettava. Quella piccola azienda che aveva creato dal nulla e che grazie ai suoi incredibili sforzi era sopravvissuta pure a una pandemia globale.

Aveva guidato i suoi dipendenti a dare il 110% quell’anno, con lui in prima fila, e grazie a questo si era guadagnato il rispetto di tutti: non si erano lamentati nemmeno in un’occasione in quell’anno assurdo, e seppur in varie occasioni avevano finito il proprio turno stremati dalla fatica, hanno comunque continuato a dare il meglio di se’, riconoscenti per aver potuto mantenere il proprio lavoro.

Ma ormai era dicembre inoltrato e, con il Natale si stava approcciando, tutti in fabbrica sentivano il bisogno di rifiatare e di prepararsi all’anno nuovo.

Stava avvertendo anche lui questa atmosfera di rilassatezza nell’aria, non con poco fastidio. Non aveva mai avuto un buon rapporto col Natale: la sua famiglia troppo povera quand’era piccolo per fargli dei regali decenti, lui ora sentiva che i suoi figli si stavano viziando troppo per colpa di questa insulsa ricorrenza consumistica.

A proposito di comprare, ormai mancava poco a Natale, cosa avrebbe potuto trovare quest’anno per loro? Non aveva mica tempo da perdere su Amazon.

Si era perso nei suoi pensieri e non aveva nemmeno realizzato che era già ora di pranzo. Si alzò e prese le chiavi della macchina. Guidò in tutta fretta verso il solito bar, quello tra le case di Redecesio, per mangiare un panino al volo. In dieci minuti aveva finito ed era già pronto per tornare operativo, quand’ecco che scorse con la coda dell’occhio la vetrina del locale di fianco.

Non l’aveva mai notato prima, sembrava essere una cioccolateria.

Da fuori non aveva nulla di speciale, ma c’era qualcosa che aveva attirato la sua attenzione, qualcosa in vetrina. “Ho giusto 5 minuti e poi torno in ufficio” pensò tra se’, mentre avanzava con passo veloce verso la porta di ingresso.

Entrò e si sentì come quasi tornare bambino, con un odore di cacao, spezie e luci tutti intorno. E quei soggettini di Natale lo fecero quasi sorridere, ma durò un attimo, e tornò il serio Giacomo che aveva imparato a diventare.

Battè febbrilmente il piede, in attesa di qualcuno. Girandosi potè vedere un vetro su cui si affacciava un laboratorio, e vi era una signora intenta a riempire delle formine con del cioccolato liquido. Era così presa in questa operazione che non l’aveva nemmeno sentito entrare, ma quando lo vide quasi si spaventò e con un balzo appoggiò la formina e corse verso di lui.

Lui la guardò prima affascinato e poi divertito, e pensò che non aveva mai visto fare il cioccolato prima. La sensazione di calore lo pervase una seconda volta, il ricordo del sogno di quella mattina si risvegliò,  ma lui cacciò via ogni pensiero e cercò le parole giuste per salutare la donna.

“Buongiorno signore, benvenuto a Nexo Chocolate! Sono Keyla, la proprietaria, come posso aiutarla?” la signora, piccola ma energica, gli sorrise, e lui si sentì invadere da una gioia che al momento non voleva ricambiare: si sentiva già in ritardo e voleva fare presto.

“Si buongiorno, senta, devo fare un regalo di Natale per i miei figli. Non ho molto tempo da perdere, mi dia qualcosa che ha già pronto.”

“Certo! Abbiamo dei cesti di natale pronti oppure questi belissimi sogettini con personaggi di Natale.”

Già il nome glielo aveva fato intuire, la parlata ora rivelava una signora sicuramente non italiana, ma che aveva passato molto tempo qui. Guardò i soggetti e rimase per un attimo incantato da quei prodotti fatti a mano, sicuramente non era qualcosa che si vedeva in un supermercato.

“Abiamo la renna, Babbo Natale seduto, o con i regali, in slitta, e questi alberi sono molto belli…” seguiva nella spiegazione Keyla.

Intanto li guardava: erano un più bello dell’altro, e riconobbe quello che aveva attirato la sua attenzione, ovvero un albero di Natale quasi steampunk con un viso melanconico e un monocolo sull’occhio destro. Pensò che da bambino gli sarebbe piaciuto tantissimo averne uno così. Ma l’incantesimo si ruppe quando vide i prezzi, decisamente troppo alti per i suoi gusti.

Ed è lì che Giacomo la interruppe: “Guardi non voglio offenderla ma costano troppo. Sono molto belli vero, ma come può chiedere una cifra così alta? Al supermercato costano la metà!”

La signora lo guardò stupita: “Qui facciamo tutto a mano, e il cioccolato è di un’altra qualità, aspetti che lo faccio assagiare..” e andò a prendere un piattino.

“Mi scusi ma non ho tempo, e per non farle perdere tempo anche a lei prenderò questa renna piccola, ecco, tenga il resto.” disse Giacomo, già con il portafogli e la piccola renna di cioccolato in mano e diretto verso l’uscita.

“Ma signore, non ha nemmeno assagiato il cioccolato…” lo inseguì lei con un piattino con degli esempi di cioccolato in mano.

Lui, sentendo la signora andargli dietro, se possibile accelerò il passo, con quella determinazione furente che l’aveva reso quasi temuto al lavoro. Aveva perso tempo e ora aveva un oggetto che nemmeno voleva, solo perchè era stato un signore! Aveva già tirato fuori le chiavi della macchina ed era pronto a rientrare alla sua vita di sempre.

Ed era proprio in quel momento che la neve, o meglio ghiaccio, gli giocò un brutto scherzo, e la vista della macchina, parcheggiata proprio di fronte, diventò la vista del cielo plumbeo: Giacomo si sentì precipitare, fino al buio.

Parte 2: Il risveglio

Fu una sensazione strana, come quando ti svegli di soprassalto dopo che sogni di cadere. Si rialzò e si stupì di non aver nemmeno male alla testa.

Si guardò intorno e finalmente si rese conto di non essere più nello stesso luogo: sotto di se’ vi era un manto verde, e tutt’intorno tanti abeti innevati, e un cielo ceruleo godeva del canto lontano degli uccelli.

Allucinazione o un brutto sogno? Non riconosceva quel posto. Istintivamente si mise le mani nelle tasche, alla ricerca del cellulare e delle chiavi della macchina, ma non v’era nulla.

“Cerchi qualcosa amico?” disse una voce gioiosa alla sua sinistra.

Si girò e trovò a guardarlo una renna tutta marrone, la stessa che aveva appena finito di comprare di malavoglia, ma stavolta di dimensioni reali. Lei lo guardava con un misto di simpatia e curiosità.

“Ora so che sto sognando! Tu non sei reale, non è vero?” chiese Giacomo, più confuso che mai.

Io sono quanto più di reale tu possa volere! Ricordi quanto ti divertivi con quei giocattoli di legno che ti faceva tuo nonno? D’altronde da bambino ti bastava poco per essere felice!” musicò allegra la renna.

“A quarant’anni suonati, dopo un divorzio e con un’azienda da mandare avanti, non ho più tempo per divertirmi” si lamentò Giacomo sulla difensiva.

“Sciocchezze! Tutti abbiamo il diritto di essere felici! Salta su e vedrai tu stesso!”

Giacomo non voleva crederci, ma il suo corpo si mosse come per una volontà propria. Saltò in groppa a quell’improbabile destriero, e la renna improvvisamente lo portò in alto, tra le nubi e ancora più su.

“Sto sognando e tra poco mi risveglierò, come quel sogno che stavo facendo stamattina, così potrò tornare al lavoro” mugugnava tra se’ e se’, non notando che si stavano avvicinando a una casa molto particolare.

Era da sola in mezzo a una radura innevata, con delle luci a far da contorno e un secondo edificio giusto dietro.

Quando finalmente Giacomo la notò non potè che sgranare gli occhi dallo stupore. “Non mi dire che siamo diretti a…”

“Si! Siamo diretti a casa di Babbo Natale! E io sono Rudolph!” fece l’allegra renna, che in un baleno scese e atterrò sulle zampe con una grazia leggiadra.

Giacomo scese e rimase come paralizzato, non sapeva cosa sarebbe successo ora.

Si guardò intorno un po’ perso, cosa che normalmente non gli succedeva mai.

“Cosa aspetti, vai! Babbo Natale ti sta attendendo dall’altra parte della porta!” disse Rudolph gioiosa.

“Ook… io vado…” disse Giacomo, e con il groppo in gola si avvicinò alla porta e girò il pomello. Aveva un timore mai sopito del Natale, come già ricordato, e la persona razionale che era diventata aveva saputo tenere a bada quella illusione che negli anni era diventata delusione.

Aprì la porta, e all’improvviso vide tutto ingigantirsi.

Parte 3: Babbo Natale

Era la casa di Natale perfetta, con le decorazioni, la pareti rosse, le luci, il camino, il profumo di cioccolato nell’aria.

E in mezzo un magnifico trono, su cui sopra era seduta una figura che, sorridente, lo guardava.

“Piccolo Giacomo, come stai?” disse l’anziano con voce paterna.

“Babbo Natale? Sei davvero tu?” chiese lui nell’incredulità, con una voce che pareva quella di un bambino.

“Sono io, è da tanto che desideravo conoscerti. Sai, provo tanto affetto per le persone che conservano un ricordo di me sempre nel cuore, nonostante negli anni diventino adulti. Molti altri invece mi dimenticano e perdono la felicità, che è poi la vera magia del Natale.”

“Ma io non ho mai creduto nel Natale, ricevevo solo regali scadenti e speravo sempre di ricevere da te regali grandi e bellissimi come quelli dei miei amici!” si lamentò Giacomo, con il tono di un bambino capriccioso.

“E questo mi rincresce, perché come saprai io vivo nei cuori di tutti coloro che credono nell’amore e nell’affetto. I tuoi genitori ti hanno fatto regali splendidi con i pochi averi che avevano, e tuo nonno si dilettava pure a regalarti oggetti di legno con le sue mani. Questo ha un valore inestimabile per me, eppure ho l’impressione che tu sia cresciuto troppo in fretta per godere delle cose semplici e dei sentimenti genuini di cui ti ricopriva la tua famiglia. Io sono tuo nonno Giacomo, così come sono i tuoi genitori e chiunque ti abbia pensato con affetto durante il Natale.”

Quelle parole gli arrivarono al petto come un fulmine che spezza un albero a metà. I ricordi di lui che giocava con i giocattoli di legno di suo nonno e dei momenti spensierati in famiglia, gli stessi ricordi che erano stati soppiantati nel tempo dall’imbarazzo amaro nel vedere regali ben più costosi dei suoi amici, riaffiorarono nella sua mente tutti insieme.

E dopo un momento di lotta interna che durò un istante, finalmente il bambino in lui si risvegliò per completo, e lacrime di tristezza e di gioia iniziarono a sgorgargli sui lati del viso.

Babbo Natale prese a se’ quella versione in miniatura di Giacomo e gli disse: “Ora vedi tu stesso che non hai mai sopito quei sentimenti buoni. Qui tu appari come chi penso tu sia veramente, e tu per me non ti sei mai allontanato da quel bambino che godeva della gioia di stare in famiglia. Cosa ne dici di rivivere insieme una giornata di quelle insieme a me? Abbiamo tante cose da fare qui al Polo Nord!”

Il cuore di Giacomo fece una capriola, e non lottando più con i suoi sentimenti ma anzi, imparando ad ascoltarli, fece un sorriso e disse “Si! Giochiamo!”

E i due si lanciarono fuori all’aperto, e passarono una giornata a fare pupazzi di neve, ricorsa con le renne e, come in una favola dei fratelli Grimm, si cibarono di un albero di cioccolato che come lucine aveva frutta secca e canditi.

Si divertì come non mai, e non si rese contò che ormai la giornata era arrivata al termine. Quand’era stata l’ultima volta che non aveva guardato l’orologio ogni 5 minuti?

E fu con un’ultima passeggiata che capì che era il momento di andare. Babbo Natale lo accompagnò fino a un albero che aveva qualcosa di diverso dagli altri, qualcosa di pressoché nuovo ma familiare allo stesso tempo.

“Aspetta, questo è l’albero steampunk che ho visto in quel negozio di cioccolata!” disse sorpreso Giacomo.

“Esatto, e sarà lui a riportarti al tuo piano reale. Ma prima che tu vada vorrei donarti questo”, disse Babbo Natale mentre gli dava un pacchetto. Lui lo guardò, rapito da quel nastro dorato.

“Posso aprirlo?” chiese curioso.

“Sai che non dovresti…ma oggi possiamo fare uno strappo alla regola” gli sorrise Babbo Natale, facendo l’occhiolino.

Giacomo aprì il pacchetto e dentro ci trovò un presepio di cioccolata. Guardò con un aria interrogativa Babbo Natale, che, intuendo il suo pensiero, spiegò: “Sai, sia che tu sia credente o meno, una cosa accomuna la gente di allora con la gente di oggi: ovvero l’amore dei propri cari. Questo è solo un simbolo per ricordarti che ognuno che ami fa parte della tua famiglia, e vicino o lontano che sia, il tuo rinnovato spirito di Natale saprà raggiungere e condividere con chiunque tu voglia quel pezzetto di felicità che hai condiviso con me oggi. Sono avete vissuto un anno particolare, ma è proprio nelle difficoltà che ci ricordiamo di chi amiamo veramente, ed è questo il vero spirito di Natale. Quest’anno regala qualcosa di più di un oggetto, regala qualcosa fatto col cuore, e vedrai che quell’energia positiva renderà questo Natale ancora più speciale di ogni altro tu abbia mai festeggiato nella tua vita.”

Gli occhi di Giacomo ridiventarono lucidi, e un sorriso di ringraziamento gli illuminò il viso.

Sussurrò un “Grazie” nel momento di uno degli abbracci più affettuosi che avesse mai provato, da nipote a nonno, e si girò verso l’albero col monocolo.

Non sapeva cosa aspettarsi, ma sentiva che doveva posizionarsi proprio di fronte a lui.

“Manda i miei saluti ad Arianna a Marco!” gli disse Babbo Natale, mentre con la mano lo salutava.

Il ricordo dei figli gli fece venire l’impazienza del genitore premuroso, qualcosa che lui di rado aveva dimostrato fino a quel momento.

E come per incanto, l’albero prese vita, fece un bel sospiro e soffiò contro Giacomo una brezza innevata che lo stordì e gli fece perdere i sensi.

Parte 4: La cioccolata calda

Una pioggia leggera gli picchiettava sul viso, quella noiosa, misto a grandine, che non fa male ma solo molto fastidio.

“Oh Dio! Si è fatto male?!” la voce di Keyla lo aveva riportato nella realtà.

Aprì gli occhi e si mise seduto, ancora leggermente stordito.

“Lasci che l’aiuto, venga, torniamo dentro il negozio!” disse la donna mentre cercava di rialzare Giacomo.

“La ringrazio, è stata proprio una brutta caduta, ma tra poco starò meglio.” disse lui mentre tornavano al riparo.

“Ecco ora si sieda qui, su questa poltrona” fece lei, e lui eseguì.

“E sa cosa ci vuole ora? Una bella cioccolata calda! Ora glielo preparo, ci metterò un attimo!” disse lei allegramente, e in un baleno scomparve dietro al laboratorio, per tornare con una tazza di latte caldo e una coperta.

“Ecco la coperta per tenerla al caldo… e una cioccolata calda per ridarle energia. Se la sente di fare lei la cioccolata calda?” chiese con un sorriso sul volto.

“I-io? E come faccio?” chiede lui sorpreso.

“Ecco qui, prenda queste”, e gli mise un piattino con delle palline di cioccolato, “tutto quello che deve fare è metterle nel latte e girare, e magicamente si trasformerà in cioccolata calda!” esclamò lei.

“Ma dai! Non credevo si potesse fare la cioccolata così! Mi faccia provare!” disse e subito immerse le palline e girò con un cucchiaino, rapito da una curiosità fanciullesca.

E come per incanto il vortice restituì un cioccolata densa e corposa, come piaceva a lui. Lo stupore e meraviglia sui suoi occhi fu eguagliato solo dal primo assaggio di cucchiaino, in cui scoprì probabilmente una delle migliori cioccolate che avesse mai assaporato.

Sgranò gli occhi per la sorpresa, guardò Keyla, e lei gli restituì uno sguardo di chi sapeva cosa stesse provando, e anche tanta soddisfazione nel vedere la gioia sul volto dell’uomo.

“Signora…ma questa cioccolata… è buonissima!” disse mentre continuava ad affondare il cucchiaio e gustarsi la cioccolata con avidità.

“Sono contenta che le piaccia, come le dicevo prima seleziono io con mio figlio Andrès il cacao e lo lavoriamo artigianalmente… questo cacao per esempio viene da Cuzco, città del mio paese natale, il Perù.”

“Allora avevo intuito che lei era sudamericana.. Perù eh? Mi piacerebbe visitarlo un giorno coi miei figli…oddio, i miei figli!” e si alzò di scatto. Aveva riacquistato tutte le sue forze e non voleva lasciarsi scappare le bellissime creazioni che aveva visto solo pochi minuti prima.

Andò di nuovo verso la vetrina, e riconobbe nei personaggi di cioccolato quelli del suo sogno. Li rimirò e sorrise, quella caduta era stata la cosa migliore che potesse capitargli quel giorno. Era proprio vero che a volte bisogna battere la testa per vederci chiaro, o per ricominciare ad ascoltare le proprie emozioni, come nel suo caso. Non avrebbe lasciato più che le preoccupazioni della mente avessero il sopravvento sui suoi sentimenti. Quello era stato il suo regalo da parte di Babbo Natale, forse il più prezioso e importante. Ma ce n’era un altro subito dopo nella lista.

“Signora, volevo scusarmi per essere stato sgarbato poco fa. Aveva assolutamente ragione, nessun prezzo è troppo alto per degli oggetti fatti col cuore, come mi ha insegnato mio nonno e come mi ha sicuramente mostrato lei oggi. Ho quindi cambiato idea, prenderò un’altra renna per sostituire quella che ho rotto nella caduta, il Babbo Natale seduto e quello sulla slitta. E quanto fa per questo albero stile steampunk?” chiese sorridendo.

Parte 5: Lo spirito del Natale

La pioggia aveva smesso e lui con un carico decisamente maggiore era di nuovo diretto verso la macchina, stavolta più guardingo, nonostante avesse il telefono in mano.

Chiamò il primo numero della sua breve lista: “Giulia? Si ciao Giulia, sì sì lo so che non sono ancora tornato, e c’era quella riunione che avevo organizzato, sì lo so, ma sai cosa? Rimanda tutto a dopo Natale, e dì a tutti che siete stato un gruppo fantastico, che siamo vivi grazie a voi e vi meritate una bella vacanza: da questo pomeriggio fino a Natale avrete le ferie interamente pagate da me. Ora devo andare, vi voglio bene, e buon Natale!”

Non aspettò nemmeno la risposta, chiuse e compose il secondo numero, mentre apriva il baule della macchina.

Una seconda voce femminile rispose, e lui, senza più il freno della mente, ma guidato dal cuore, disse: “Ciao Anna, senti, volevo dirti una cosa per me molto importante: mi dispiace tantissimo per come sono andate le cose tra noi due, e hai avuto tutte le ragioni del mondo per allontanarti da me. Non posso chiederti di tornare con me e obbligarti a provare di nuovo dei sentimenti per me, ma posso iniziare a dedicare più tempo ad Arianna e Marco e dimostrarti che le mie priorità siete voi da adesso in poi. So che ti colgo alla sprovvista, ma spero di poter venire a casa vostra e passare il pomeriggio con voi, ho comprato un paio di regali che so che ai ragazzi piacerà. Mi avevi detto che loro stanno iniziando ad apprezzare il cioccolato fondente vero?”, e la risposta lo riempì di una felicità che non provava da anni.

Chiuse la conversazione ed era finalmente pronto a entrare in macchina, quando Keyla uscì veloce dalla porta e corse veloce verso di lui: “Signore, aspetti! Ha dimenticato un saccheto nel negozio!”

Lui prese il sacchetto di plastica e nel guardare dentro riconobbe immediatamente il pacchetto con il nastro dorato. Il cuore gli fece un salto in corpo. “Grazie signora, è stata veramente gentile, sono sicuro che ci vedremo più spesso, e buon Natale!” disse mentre Keyla, senza alcun cappotto a coprirla, lo salutò mentre era già diretta verso l’interno del suo negozio.

Giacomo guardò in alto, e nel cielo che si stava rischiarando e mostrava ogni tanto qualche sprazzo di ceruleo tra le nubi plumbee, sentì come una gioiosa risata echeggiare lontano. E lui sorrise, con il ricordo di un sogno che mai più dimenticherà.

Soggetti di Natale artigianali Nexo Chocolate

 

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Costano dai 10 ai 25 €, sono interamente fatti a mano e con il miglior cacao di Cuzco. Affrettatevi perchè ne sono rimasti ancora pochissimi!

Buon Natale! 😊

 

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